fumonegliocchi

Ascolto la musica tua e la mia e non coincidono mai – sono in mezzo ai miei morti, rubo loro parole per tacere le mie per tacere –
c’è stato un momento in cui lo sentivo, l’effetto – il torpore, il peso ciliegia o lampone o amarena – pensavo ancora che fosse possibile bere e morire – non sono riuscita. Sto per fare tutto quello che so di non dovere mai fare – lasciar correre le lancette al mio ritmo e scordarmi del prezzo e dovermi frenare comunque – quaranta gradi e poi scendere a dodici e in mezzo le gocce, il cucchiaio, immaginare il rumore di testa che sbatte sulla porcellana del cesso – è notte e faccio la somma delle mie mancanze e poi le divido per quello che c’è, è notte e raddrizzo le cicche delle sigarette accese e tenute tra i denti senza aspirare – il respiro mozzato dal ritmo tenuto per tutta la sera su questa tastiera – le accendo e poi chiedo ancora parole e parole e parole – le mie non mi bastano più – ho affondato le mani nel fango e ho trovato le tue e cercavamo lo stesso e tu l’hai trovato, io no – non ci riesco – io sono veloce ma sei più veloce di me.
Non ci sono immagini – solo suoni e rime e ecolalie e ripetizioni – mi impongo il silenzio. Di nuovo.

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